Semestre Filtro delle facoltà di Medicina, Odontoiatria e Vetrinaria
Secondo appello del 10 dicembre 2025
BIOLOGIA
DOMANDE A RISPOSTA MULTIPLA
1. I processi di fagocitosi e autofagia:
A) contribuiscono a proteggere la cellula da parassiti extracellulari e intracellulari
B) sono lo stesso processo indicato con termini diversi
C) avvengono solo in cellule specializzate
D) il primo coinvolge lisosomi, il secondo no
E) sono processi alternativi, nelle cellule avviene o l’uno o l’altro
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Risposta corretta A) contribuiscono a proteggere la cellula da parassiti extracellulari e intracellulari.
La fagocitosi è un processo mediante il quale cellule, spesso specializzate (come macrofagi e neutrofili), inglobano e degradano particelle di grandi dimensioni, tra cui batteri e altri parassiti extracellulari. L’autofagia, invece, è un processo intracellulare con cui la cellula avvolge porzioni del proprio citoplasma, organelli danneggiati o patogeni intracellulari in vescicole a doppia membrana (autofagosomi) che poi si fondono con i lisosomi, dove il contenuto viene degradato. Entrambi i processi, quindi, contribuiscono alla difesa cellulare: la fagocitosi contro minacce esterne alla cellula, l’autofagia contro componenti o patogeni “nascosti” all’interno.
Analisi delle risposte errate
B) sono lo stesso processo indicato con termini diversi – Falso: fagocitosi e autofagia sono distinti sia per meccanismo sia per funzione specifica. La fagocitosi riguarda materiale extracellulare, l’autofagia materiale intracellulare.
C) avvengono solo in cellule specializzate – L’autofagia è un processo pressoché universale nelle cellule eucariotiche; non è limitata a cellule specializzate. La fagocitosi, invece, sì è tipica di cellule specializzate, ma la domanda parla di entrambi i processi insieme.
D) il primo coinvolge lisosomi, il secondo no – Entrambi i processi prevedono la fusione con lisosomi per degradare il materiale inglobato; dire che l’autofagia non coinvolge lisosomi è errato.
E) sono processi alternativi, nelle cellule avviene o l’uno o l’altro – Una stessa cellula può attivare sia fagocitosi (se è specializzata) sia autofagia; non sono alternative “mutuamente esclusive” ma complementari.
2. Un gene è:
A) Una proteina che controlla le caratteristiche ereditarie
B) Una sequenza di DNA che contiene le informazioni solo per RNA non codificanti
C) Una molecola di RNA che trasporta informazioni genetiche dalla cellula al nucleo
D) Una sequenza di DNA che regola esclusivamente l’espressione di altre sequenze di DNA, senza codificare proteine
E) Una sequenza di DNA che contiene le informazioni per la sintesi di una catena polipeptidica o di una molecola di RNA
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Risposta corretta E) Una sequenza di DNA che contiene le informazioni per la sintesi di una catena polipeptidica o di una molecola di RNA.
Oggi il gene viene definito in modo funzionale come una regione di DNA che può essere trascritta in RNA e che contiene le informazioni per produrre una catena polipeptidica (tramite mRNA) oppure una molecola di RNA funzionante (per esempio tRNA, rRNA o microRNA). Questa definizione include sia i geni codificanti proteine sia i geni che codificano esclusivamente RNA “non codificanti” ma funzionali.
Analisi delle risposte errate
A) Una proteina che controlla le caratteristiche ereditarie – Un gene non è una proteina, ma una sequenza di DNA. Le proteine prodotte grazie ai geni influenzano i caratteri, ma non sono esse stesse “gene”.
B) …solo per RNA non codificanti – Riduttivo: questa descrizione copre solo una parte dei geni (quelli per RNA non codificante) e ignora tutti i geni codificanti proteine.
C) Una molecola di RNA che trasporta informazioni genetiche dalla cellula al nucleo – In realtà l’informazione genetica fluisce dal nucleo (DNA) al citoplasma (mRNA). Non esiste un RNA che porti “indietro” l’informazione dalla cellula al nucleo in questo senso generale (retrovirus a parte, ma è un caso particolare non espresso così).
D) Una sequenza di DNA che regola esclusivamente l’espressione di altre sequenze di DNA – Sequenze regolatrici non codificanti possono esistere (es. enhancer), ma non è questa la definizione generale di gene, che include anche la porzione trascritta e non solo quella regolatrice.
3. Il massimo livello di compattamento della cromatina è costituito da:
A) Fibra da 300 nm
B) Fibra da 30 nm
C) Fibra da 11 nm
D) Solenoide
E) Cromosoma metafasico
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Risposta corretta E) Cromosoma metafasico.
La cromatina subisce vari livelli di compattamento: dal filamento di nucleosomi (circa 11 nm) alla fibra da 30 nm, ulteriormente organizzata in anse e domini più compatti, fino alla struttura altamente condensata dei cromosomi visibili in metafase. Il cromosoma metafasico rappresenta il massimo livello di compattazione raggiunto dal DNA durante il ciclo cellulare, condizione che consente una segregazione ordinata del materiale genetico durante la mitosi.
Analisi delle risposte errate
A) Fibra da 300 nm – È un livello di compattamento intermedio (domini cromatinici), ma non il massimo: oltre di essa si arriva alla struttura del cromosoma metafasico.
B) Fibra da 30 nm – Anch’essa intermedia; è il classico livello di cromatina più compatta del nucleosoma, ma ancora lontano dalla condensazione massima.
C) Fibra da 11 nm – È il filamento di nucleosomi, il livello meno compatto di cromatina organizzata, non il massimo.
D) Solenoide – È un modello strutturale proposto per la fibra da 30 nm, quindi anche qui un livello intermedio e non il più condensato.
4. In quale/i dei seguenti comparti di una cellula eucariotica animale è prodotto l’RNA ribosomale?
A) Nel reticolo endoplasmatico rugoso
B) Nel nucleolo e nei mitocondri
C) Nel citoplasma e nel nucleolo
D) Nel reticolo endoplasmatico liscio
E) Nei mitocondri e nel reticolo endoplasmatico liscio
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Risposta corretta B) Nel nucleolo e nei mitocondri.
Nelle cellule eucariotiche la maggior parte dell’RNA ribosomale nucleare (es. 18S, 28S, 5,8S) viene trascritta nel nucleolo, una sub-struttura specializzata del nucleo. Inoltre, i mitocondri possiedono un proprio genoma e sintetizzano i loro rRNA mitocondriali nel compartimento mitocondriale. Il reticolo endoplasmatico (rugoso o liscio) e il citoplasma non sono i siti primari di trascrizione dell’rRNA: nel citoplasma avviene la traduzione, non la trascrizione.
5. Se in una metafase mitotica di una cellula di un ipotetico organismo aploide n=12 si osservano 24 cromatidi fratelli, quante coppie di cromosomi omologhi sono presenti?
A) 12
B) 48
C) 36
D) 0
E) 24
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Risposta corretta D) 0.
Un organismo aploide con numero aploide n = 12 possiede, per definizione, un solo rappresentante per ciascun tipo di cromosoma in ogni cellula. In metafase mitotica ogni cromosoma è costituito da due cromatidi fratelli, per cui si osservano 12 cromosomi doppi, cioè 24 cromatidi fratelli. Tuttavia non esistono “coppie di omologhi” nella stessa cellula, perché l’aploidia implica la presenza di una singola copia per tipo di cromosoma. Di conseguenza il numero di coppie di cromosomi omologhi presenti è uguale a zero.
6. Due cromosomi omologhi di una qualsiasi coppia:
A) Definiscono il sesso dell’individuo
B) Hanno dimensioni diverse
C) Si appaiono durante la fase S
D) Sono caratterizzati da identica sequenza di loci genici
E) Sono caratterizzati da identica sequenza di basi azotate nel loro DNA
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Risposta corretta D) Sono caratterizzati da identica sequenza di loci genici.
I cromosomi omologhi sono una coppia di cromosomi, uno di origine materna e uno paterna, che presentano la stessa disposizione dei geni lungo la loro lunghezza: stessi loci genici nelle stesse posizioni. Le sequenze di basi nucleotidiche possono differire a livello degli alleli (per esempio A vs a), ma l’ordine e il tipo di geni (cioè la “mappa” dei loci) è lo stesso. Questa caratteristica consente l’appaiamento preciso durante la meiosi.
Analisi delle risposte errate
A) Definiscono il sesso dell’individuo – Solo una coppia di cromosomi (i cromosomi sessuali) definisce il sesso; le altre coppie di omologhi sono autosomi e non hanno questo ruolo specifico.
B) Hanno dimensioni diverse – I due omologhi hanno dimensioni e morfologia molto simili; differenze marcate di dimensioni si osservano solo tra cromosomi non omologhi o tra X e Y.
C) Si appaiono durante la fase S – La fase S è quella della replicazione del DNA; l’appaiamento dei cromosomi omologhi avviene in profase I della meiosi, non in fase S.
E) Sono caratterizzati da identica sequenza di basi azotate – Questo vale per i cromatidi fratelli, non per gli omologhi, che possono avere alleli diversi e quindi sequenze leggermente differenti.
7. Nei procarioti l’RNA ribosomale è rappresentato da molecole con i seguenti coefficienti di sedimentazione
A) 23, 16 e 5 Svedberg
B) 18, 28 e 5 Svedberg
C) 18, 28, 5.8 e 5 Svedberg
D) 12 e 16 Svedberg
E) 16 e 23 Svedberg
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Risposta corretta A) 23, 16 e 5 Svedberg.
Nei procarioti il ribosoma 70S è formato da una subunità grande 50S e una piccola 30S. La subunità 50S contiene l’rRNA 23S e 5S, mentre la subunità 30S contiene l’rRNA 16S. Pertanto i principali rRNA procariotici sono proprio 23S, 16S e 5S. I valori 18S, 28S e 5,8S sono invece tipici degli rRNA nucleari eucariotici.
Analisi delle risposte errate
B) 18, 28 e 5 Svedberg – Valori tipici dell’rRNA eucariotico (18S nella subunità 40S, 28S e 5S nella subunità 60S), non dei procarioti.
C) 18, 28, 5.8 e 5 Svedberg – Questa combinazione (18S, 28S, 5,8S, 5S) è caratteristica del ribosoma eucariotico, non di quello procariotico.
D) 12 e 16 Svedberg – Non corrisponde al set completo e noto di rRNA procariotici e manca il 23S e il 5S.
E) 16 e 23 Svedberg – Manca il 5S rRNA, che è comunque presente nei ribosomi procariotici; quindi la risposta è incompleta.
8. Quali di queste affermazioni sugli oggetti biologici NON è corretta?
A) I virus hanno un citoscheletro ancestrale
B) Le cellule procariotiche sono prive di citoscheletro complesso ma hanno un sistema di proteine strutturali con funzioni analoghe a quelle del citoscheletro eucariotico
C) Il citoscheletro è una componente strutturale presente in tutte le cellule eucariotiche
D) Alcuni organismi monocellulari sintetizzano molecole di ATP utilizzando l’energia liberata dalla fermentazione
E) Alcune cellule procariotiche possono operare la fotosintesi
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Risposta corretta (affermazione NON corretta) A) I virus hanno un citoscheletro ancestrale.
I virus non possiedono un vero citoscheletro: sono strutture molto semplici costituite essenzialmente da un genoma (DNA o RNA) racchiuso in un capside proteico, talvolta rivestito da un envelope lipidico. Non hanno un apparato citoscheletrico “ancestrale” paragonabile a quello delle cellule. Al contrario, sia le cellule eucariotiche sia molte cellule procariotiche possiedono proteine strutturali che svolgono funzioni analoghe a quelle del citoscheletro. Le altre affermazioni descrivono situazioni biologiche reali: il citoscheletro è ubiquo nelle cellule eucariotiche, alcuni microrganismi producono ATP sfruttando la fermentazione, e diversi procarioti (es. cianobatteri) sono fotosintetici.
Analisi delle risposte errate (cioè corrette nel testo)
B) … sistema di proteine strutturali con funzioni analoghe – Corretto: esistono proteine procariotiche simili funzionalmente ad actina e tubulina (es. MreB, FtsZ).
C) Il citoscheletro in tutte le cellule eucariotiche – Corretto: microtubuli, microfilamenti e filamenti intermedi sono componenti essenziali delle cellule eucariotiche.
D) ATP dalla fermentazione – Corretto: molti organismi unicellulari producono ATP tramite glicolisi e fermentazione (substrate level phosphorylation), senza catena respiratoria.
E) Procarioti fotosintetici – Corretto: diversi batteri, come i cianobatteri, compiono fotosintesi.
9. Le membrane biologiche sono pochissimo permeabili a:
A) N2
B) O2
C) H2O
D) CO2
E) Ioni Ca2+
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Risposta corretta E) Ioni Ca2+.
Le membrane biologiche, costituite da un doppio strato fosfolipidico, sono relativamente permeabili a piccole molecole non polari come N2, O2 e CO2, che diffondono facilmente attraverso la componente lipidica. Anche l’acqua H2O può attraversare la membrana, sia per diffusione semplice sia tramite canali specifici (acquaporine). Al contrario, gli ioni carichi, in particolare cationi come Ca2+, incontrano una barriera energetica elevata e non attraversano liberamente il doppio strato lipidico: per entrare o uscire necessitano di canali ionici o trasportatori specifici. Per questo si dice che la membrana è “pochissimo permeabile” agli ioni.
Analisi delle risposte errate
A) N2 – Gas non polare, diffonde abbastanza facilmente attraverso la membrana.
B) O2 – Anch’esso piccolo e non polare, entra per diffusione semplice; la membrana non rappresenta una grande barriera.
C) H2O – È polare ma molto piccola; la sua permeabilità è significativa, soprattutto in presenza di acquaporine.
D) CO2 – Molecola piccola e apolare nel complesso; passa facilmente attraverso il doppio strato fosfolipidico.
10. Le molecole segnale che agiscono tramite recettori intracellulari sono:
A) Fattori di crescita
B) Ormoni peptidici
C) Neurormoni
D) Ormoni steroidei
E) Neurotrasmettitori
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Risposta corretta D) Ormoni steroidei.
Gli ormoni steroidei (come cortisolo, estrogeni, testosterone) sono molecole lipidiche derivate dal colesterolo, lipofile e quindi in grado di attraversare il doppio strato fosfolipidico della membrana plasmatica per diffusione. Una volta all’interno della cellula si legano a recettori intracellulari, spesso localizzati nel citoplasma o nel nucleo, formando complessi recettore-ormone che regolano direttamente la trascrizione genica. Al contrario, la maggior parte delle altre molecole segnale idrosolubili (ormoni peptidici, neurotrasmettitori, fattori di crescita) agisce tramite recettori di membrana.
Analisi delle risposte errate
A) Fattori di crescita – Sono in genere proteine o peptidi idrosolubili che si legano a recettori di membrana, come i recettori tirosin-chinasici.
B) Ormoni peptidici – Non attraversano facilmente la membrana; i loro recettori sono sulla superficie cellulare.
C) Neurormoni – Spesso peptidici o amminici, agiscono soprattutto su recettori di membrana.
E) Neurotrasmettitori – Molecole in genere idrosolubili che agiscono su recettori postsinaptici di membrana (ionotropi o metabotropi).
11. Quale delle seguenti affermazioni evidenzia una differenza significativa tra enzimi proteici e ribozimi?
A) Sono evolutivamente correlati e strutturalmente simili
B) Agiscono in compartimenti cellulari separati
C) La loro attività non richiede energia
D) Richiedono siti attivi con caratteristiche diverse
E) Hanno un’attività catalitica intercambiabile tra proteine e RNA
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Risposta corretta D) Richiedono siti attivi con caratteristiche diverse.
Gli enzimi proteici sono catene polipeptidiche la cui attività catalitica dipende dalla disposizione tridimensionale di amminoacidi nel sito attivo. I ribozimi, invece, sono molecole di RNA che svolgono attività catalitica grazie alla loro capacità di ripiegarsi in strutture tridimensionali complesse: il sito attivo è costituito da nucleotidi di RNA, non da amminoacidi. Di conseguenza, le proprietà chimico-fisiche del sito attivo (tipi di gruppi funzionali coinvolti, modalità di riconoscimento del substrato) sono profondamente diverse tra enzimi proteici e ribozimi, pur svolgendo entrambi catalisi biologica.
Analisi delle risposte errate
A) Evolutivamente correlati e strutturalmente simili – Vi sono ipotesi sull’“RNA world”, ma strutturalmente proteine ed RNA sono molto diversi; non si può dire che siano “strutturalmente simili”.
B) Agiscono in compartimenti cellulari separati – Molti enzimi proteici e ribozimi si trovano negli stessi compartimenti (es. nel ribosoma o nel nucleo), non sono rigidamente separati.
C) La loro attività non richiede energia – Molte reazioni catalizzate richiedono energia (ATP o altri cofattori); la frase non esprime una vera differenza tra i due tipi di catalizzatori.
E) Attività catalitica intercambiabile – Non è vero che ogni funzione di un ribozima possa essere svolta da una proteina identica e viceversa; la sostituibilità non è così semplice né totale.
12. La fibronectina è:
A) Un polisaccaride presente nella matrice extracellulare
B) Una glicoproteina della matrice extracellulare che collega le integrine (proteine transmembrana) a componenti della matrice extracellulare, come il collagene
C) Un enzima che degrada le proteine presenti nella matrice extracellulare
D) Una proteina integrale di membrana
E) Una proteina del citoscheletro
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Risposta corretta B) Una glicoproteina della matrice extracellulare che collega le integrine (proteine transmembrana) a componenti della matrice extracellulare, come il collagene.
La fibronectina è una glicoproteina adesiva della matrice extracellulare che funge da “ponte” tra la superficie cellulare e la matrice. Possiede domini di legame per le integrine (presenti sulla membrana plasmatica) e per componenti della matrice come collagene e proteoglicani. In questo modo contribuisce all’adesione cellula-matrice, alla migrazione cellulare e all’organizzazione dei tessuti. Non è né un polisaccaride né una proteina di membrana integrale: è secreta nello spazio extracellulare.
Analisi delle risposte errate
A) Polisaccaride – La fibronectina è una proteina (glico-proteina), non un polisaccaride.
C) Enzima che degrada la matrice – Gli enzimi che degradano la matrice sono per esempio le metalloproteinasi, non la fibronectina.
D) Proteina integrale di membrana – Le integrine sono proteine integrali; la fibronectina è esterna e si lega ad esse.
E) Proteina del citoscheletro – Le proteine del citoscheletro (actina, tubulina, ecc.) sono intraplasmatiche; la fibronectina è extracellulare.
13. Il segnale di localizzazione lisosomiale di una proteina neosintetizzata è:
A) Una serina fosforilata
B) Un residuo di mannosio fosforilato di una sua catena oligosaccaridica
C) Un’ancora lipidica a cui viene legata la proteina nel reticolo
D) Una sequenza amminoacidica amino terminale della proteina da smistare
E) Una tirosina fosforilata
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Risposta corretta B) Un residuo di mannosio fosforilato di una sua catena oligosaccaridica.
Le idrolasi lisosomiali e altre proteine destinate al lisosoma vengono riconosciute e smistate grazie alla presenza, sulle loro catene oligosaccaridiche N-legata, di residui di mannosio-6-fosfato. Questo gruppo fosforilato funge da “etichetta” riconosciuta da specifici recettori del mannosio-6-fosfato nell’apparato di Golgi, che indirizzano le vescicole contenenti queste proteine verso i lisosomi. Si tratta quindi di un segnale di localizzazione di tipo carboidrato fosforilato, non di una semplice sequenza amminoacidica lineare.
Analisi delle risposte errate
A) Serina fosforilata – La fosforilazione di serine funge da segnale in molte vie di segnalazione, ma non è il segnale classico per la localizzazione lisosomiale.
C) Ancora lipidica – Le ancore GPI o altre modifiche lipidiche sono importanti per l’ancoraggio di proteine alla membrana, non per il targeting ai lisosomi in generale.
D) Sequenza amino terminale – Una sequenza segnale N-terminale è tipica del targeting al reticolo endoplasmatico; per i lisosomi, il segnale cruciale è invece mannosio-6-fosfato su catene oligosaccaridiche già processate.
E) Tirosina fosforilata – È coinvolta nella segnalazione cellulare (recettori tirosin-chinasici), non è il principale segnale per il traffico verso i lisosomi.
14. Indicare quale affermazione NON è corretta nel contesto della replicazione del DNA, a livello della forcella di replicazione:
A) L’enzima elicasi separa i due filamenti del DNA rompendo i legami a idrogeno tra le basi azotate complementari e creando una struttura a Y (forcella replicativa)
B) La sintesi del filamento guida (leading strand) procede in maniera continua in direzione 5’-3’, mentre la sintesi del filamento ritardato (lagging strand) avviene in modo discontinuo tramite la formazione di brevi segmenti di DNA chiamati frammenti di Okazaki
C) Le proteine SSB si legano ai filamenti di DNA separati prevenendo la loro riassociazione
D) La DNA polimerasi si lega al filamento di DNA per iniziare la trascrizione del DNA in RNA
E) Viene sintetizzato un breve segmento di RNA (primer) che fornisce l’estremità 3’-OH necessaria per l’inizio della sintesi del DNA da parte della DNA polimerasi
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Risposta corretta (NON corretta) D) La DNA polimerasi si lega al filamento di DNA per iniziare la trascrizione del DNA in RNA.
La DNA polimerasi è l’enzima deputato alla replicazione del DNA, cioè alla sintesi di un nuovo filamento di DNA complementare usando come stampo il filamento parentale. Non svolge il processo di trascrizione, che è invece catalizzato dalla RNA polimerasi e porta alla sintesi di RNA a partire dal DNA. Tutte le altre affermazioni descrivono correttamente eventi che avvengono alla forcella di replicazione: l’elicasi apre la doppia elica, le proteine SSB stabilizzano i filamenti separati, la sintesi è continua sul filamento guida e discontinua sul filamento ritardato, ed è necessario un primer di RNA per fornire l’estremità 3’-OH da cui la DNA polimerasi può iniziare a polimerizzare nucleotide dopo nucleotide.
Analisi delle risposte errate (cioè corrette nel testo)
A) – Descrive correttamente il ruolo dell’elicasi.
B) – Descrive correttamente la differenza tra leading e lagging strand e i frammenti di Okazaki.
C) – Le proteine SSB impediscono il riappaiamento dei filamenti separati e proteggono il DNA a singolo filamento.
E) – Il primer di RNA è indispensabile perché la DNA polimerasi non può iniziare una catena de novo, ma solo allungare un’estremità 3’-OH preesistente.
15. In quale fase della meiosi ha luogo la separazione dei cromosomi omologhi?
A) Metafase II
B) Anafase II
C) Anafase I
D) Profase I
E) Metafase I
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Risposta corretta C) Anafase I.
Durante la meiosi I i cromosomi omologhi si appaiano in profase I formando i bivalenti e si dispongono sulla piastra metafasica in metafase I. È in anafase I che gli omologhi (ognuno ancora costituito da due cromatidi fratelli) si separano e vengono tirati verso poli opposti del fuso meiotico. La meiosi I è quindi detta “divisione riduzionale” perché riduce il numero di cromosomi (da diploide a aploide). Nella meiosi II, invece, ad essere separati sono i cromatidi fratelli, analogamente a quanto accade nella mitosi.
Analisi delle risposte errate
A) Metafase II – Nella metafase II si allineano i cromosomi (già aploidi) formati da cromatidi fratelli; non avviene ancora separazione.
B) Anafase II – Qui si separano i cromatidi fratelli, non i cromosomi omologhi.
D) Profase I – In questa fase gli omologhi si appaiano e avviene crossing-over, ma non si separano.
E) Metafase I – È la fase in cui i bivalenti si dispongono al centro del fuso, ma la separazione vera degli omologhi avviene nella fase successiva, anafase I.
16. Due geni che occupano lo stesso locus (posizione) su ciascuno dei cromosomi omologhi e si differenziano per una variazione anche minima nella sequenza nucleotidica – come una singola sostituzione di base – vengono definiti ……
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Completamento mancante: ALLELI
Due versioni alternative dello stesso gene, localizzate sul medesimo locus di cromosomi omologhi, si chiamano alleli. Anche una sola differenza di base nella sequenza del DNA può definire alleli diversi (per esempio A e a). Gli alleli possono determinare varianti di uno stesso carattere (occhi chiari/scuri, gruppo sanguigno, ecc.) e la combinazione degli alleli ereditati dai due genitori determina il genotipo per quel locus.
17. La metilazione del DNA e le modificazioni degli istoni costituiscono un tipo di regolazione definita ……
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Completamento mancante: EPIGENETICA
La metilazione delle basi del DNA e le modificazioni post-traduzionali degli istoni (come acetilazione, fosforilazione, metilazione) sono meccanismi di regolazione epigenetica. “Epigenetica” significa che l’espressione dei geni viene modulata senza modificare la sequenza del DNA. Queste modifiche influenzano la struttura della cromatina e l’accessibilità del DNA ai complessi di trascrizione, regolando a lungo termine quali geni sono attivi o silenziati in una determinata cellula o tessuto.
18. E’ vero o falso che le ripetizioni Fenilalanina-Glicina presenti nelle nucleoporine sono fondamentali per garantire la direzionalità del trasporto di proteine nucleo/citosol? ……
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Completamento mancante: FALSO
L’affermazione è falsa perché attribuisce alle ripetizioni FG una funzione che non hanno. Le ripetizioni FG costituiscono il filtro selettivo (permettono alle importine/esportine di passare interagendo con esse), ma la direzionalità del trasporto è garantita esclusivamente dal gradiente di concentrazione della Ran-GTP (creato da Ran-GEF nel nucleo e Ran-GAP nel citoplasma). Le FG sono i “binari”, ma è il sistema Ran a decidere il “verso di marcia”.
19. Il legame peptidico si forma tra il gruppo carbossilico dell’amminoacido donatore e il gruppo amminico dell’amminoacido accettore con liberazione di una molecola di …… e la formazione di un legame covalente C-N
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Completamento mancante: ACQUA oppure H2O
La formazione del legame peptidico è una reazione di condensazione tra il gruppo carbossilico di un amminoacido e il gruppo amminico di un altro. Nel processo, un gruppo –OH del carbossile e un atomo di H dell’ammina si combinano per formare una molecola di acqua, che viene rilasciata. Contemporaneamente si forma un legame covalente C–N (il legame peptidico vero e proprio). Questo meccanismo di “condensazione con eliminazione di acqua” è tipico delle reazioni di polimerizzazione dei biopolimeri (peptidi, polisaccaridi, ecc.).
20. Durante la replicazione del DNA, l’enzima che elimina il superavvolgimento del DNA creato dall’apertura dei filamenti nella forcella replicativa è la ……
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Completamento mancante: TOPOISOMERASI
Quando l’elicasi separa i due filamenti di DNA alla forcella di replicazione, la doppia elica davanti alla forcella tende a superavvolgersi, generando tensione torsionale. Le topoisomerasi sono gli enzimi che risolvono questo problema: tagliano temporaneamente uno o entrambi i filamenti di DNA, permettono il rilassamento del superavvolgimento e poi richiudono i filamenti. Senza l’azione delle topoisomerasi, la replicazione si bloccherebbe a causa dell’eccessiva tensione meccanica sulla molecola di DNA.
21. La frazione di DNA eucariotico che si rinatura in modo estremamente rapido viene definita altamente ……
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Completamento mancante: RIPETITIVA
Studi di denaturazione e rinaturazione del DNA hanno mostrato che alcune frazioni del genoma eucariotico si appaiano e rinaturano molto rapidamente: ciò accade perché contengono brevi sequenze ripetute molte volte (DNA altamente ripetitivo). La grande ridondanza di sequenza fa sì che ogni tratto denaturato trovi facilmente un altro tratto complementare con cui appaiarsi, accelerando la rinaturazione. Questo tipo di DNA si trova spesso nelle regioni eterocromatiche, vicino ai centromeri e ai telomeri.
22. Il motivo strutturale denominato “coiled-coil” che caratterizza molti domini proteici è generalmente costituito da due a quattro …… che si avvolgono l’una attorno all’altra formando una sovrastruttura stabile attraverso interazioni idrofobiche.
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Completamento mancante: ALFA-ELICHE oppure α-ELICHE
Il motivo “coiled-coil” è formato da due, tre o quattro alfa-eliche avvolte tra loro come i fili di una corda. L’organizzazione è favorita da una ripetizione periodica di residui idrofobici che si trovano sulla faccia interna del fascio di eliche e si associano tra loro, stabilizzando la struttura. Questo motivo è tipico, per esempio, di molte proteine fibrose e di domini che mediano dimerizzazione o oligomerizzazione di proteine.
23. Negli eucarioti, il fattore di trascrizione che ha attività enzimatica (chinasica ed elicasica) è il fattore ……
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Completamento mancante: TFIIH
Il fattore di trascrizione eucariotico TFIIH è un complesso multiproteico con duplice attività enzimatica: possiede subunità con attività elicasi, che contribuiscono ad aprire localmente la doppia elica di DNA al promotore, e subunità con attività chinasica, responsabili della fosforilazione del dominio C-terminale (CTD) della RNA polimerasi II. Queste attività sono fondamentali per la transizione dall’inizio alla fase di allungamento della trascrizione e per il coordinamento tra trascrizione e maturazione dell’RNA.
24. Il processo di necrosi induce un fenomeno …… locale perché il contenuto della cellula viene rilasciato nell’ambiente circostante.
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Completamento mancante: INFIAMMATORIO
Nella necrosi la membrana plasmatica perde integrità e il contenuto cellulare viene rilasciato nello spazio extracellulare. Questo rilascio incontrollato di componenti intracellulari (detti anche DAMPs, “damage-associated molecular patterns”) viene riconosciuto dal sistema immunitario innato come segnale di danno, scatenando una risposta infiammatoria locale. Si ha quindi richiamo di cellule infiammatorie, vasodilatazione e aumento della permeabilità vascolare: tutti eventi tipici di un fenomeno infiammatorio.
25. La matrice extracellulare viene degradata da enzimi prodotti dalle cellule che sono chiamati ……
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Completamento mancante: METALLOPROTEINASI oppure MMP
Gli enzimi responsabili della degradazione controllata della matrice extracellulare sono principalmente le metalloproteinasi della matrice (MMP, matrix metalloproteinases). Si tratta di proteasi che richiedono uno ione metallico (spesso Zn2+) per la loro attività catalitica. Le metalloproteinasi possono degradare collagene, proteoglicani e altre componenti della matrice, risultando fondamentali nei processi di rimodellamento tissutale, cicatrizzazione, angiogenesi e migrazione cellulare, ma se deregolate possono contribuire a patologie come invasione tumorale e metastasi.
26. La coda citosolica della proteina transmembrana SREBP, acronimo per Sterol Response Element Binding Protein, viene separata proteoliticamente dal resto della proteina nel complesso di Golgi e trasportata al ……
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Completamento mancante: NUCLEO
SREBP è sintetizzata come proteina di membrana del reticolo endoplasmatico e poi trasportata al complesso di Golgi. Qui viene sottoposta a due clivaggi proteolitici che liberano il dominio N-terminale citosolico (la “coda” che funge da fattore di trascrizione). Questo frammento si sposta nel nucleo, dove si lega a specifici elementi regolatori nei promotori di geni coinvolti nella biosintesi del colesterolo e dei lipidi, modulandone l’espressione in risposta ai livelli di steroli cellulari.
27. Durante la trasduzione del segnale, i secondi …… come cAMP, IP3, DAG e Ca2+ contribuiscono all’amplificazione del segnale, permettendo a un singolo evento di legame ligando-recettore di attivare molteplici risposte intracellulari.
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Completamento mancante: MESSAGGERI
Molecole come AMP ciclico (cAMP), inositolo-trifosfato (IP3), diacilglicerolo (DAG) e Ca2+ sono definiti secondi messaggeri. Vengono generati o rilasciati intracelularmente a valle del legame di un ligando (ormone, neurotrasmettitore) al suo recettore di membrana (primo messaggero). La loro concentrazione può aumentare rapidamente e diffondersi nel citoplasma, attivando numerosi bersagli e amplificando così il segnale iniziale, in modo che un singolo evento di legame possa causare una risposta cellulare robusta e coordinata.
28. Nelle cellule animali, la sintesi, la modificazione e il trasporto di proteine e lipidi sono processi coordinati dal sistema endomembranoso, che è composto dal reticolo endoplasmatico, dall’apparato del Golgi, dalle vescicole di …… e dai lisosomi.
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Completamento mancante: TRASPORTO
Il sistema endomembranoso comprende strutture intercomunicanti collegate da vescicole di trasporto. Le proteine sintetizzate nel reticolo endoplasmatico vengono confezionate in vescicole che le trasferiscono all’apparato di Golgi, dove subiscono ulteriori modificazioni e vengono smistate. Da qui, altre vescicole di trasporto le dirigono verso membrane, lisosomi, secrezione o altri compartimenti. Lo stesso vale per molti lipidi sintetizzati nel reticolo endoplasmatico. Le vescicole di trasporto sono quindi il “mezzo” che connette funzionalmente le diverse componenti del sistema endomembranoso.
29. Il codone di inizio del processo della traduzione, AUG, lega un tRNA iniziatore che trasporta l’amminoacido …… nel sito P del ribosoma
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Completamento mancante: METIONINA
Il codone di inizio AUG codifica per la metionina. Nelle cellule eucariotiche il tRNA iniziatore porta una metionina “normale”, mentre nei procarioti la metionina iniziale è spesso formilata (fMet). In ogni caso, il primo amminoacido inserito nella catena nascente è una metionina, reclutata da un tRNA iniziatore specifico che si posiziona nel sito P del ribosoma, definendo il frame di lettura corretto per tutta la traduzione.
30. I geni eucariotici contengono regioni codificanti (esoni) e regioni non codificanti (introni) mentre nei geni procariotici non sono presenti gli ……
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Completamento mancante: INTRONI
Nei geni eucariotici la sequenza trascritta pre-mRNA comprende sia esoni sia introni. Gli introni vengono rimossi durante lo splicing, e solo gli esoni rimangono nell’mRNA maturo. Nella maggior parte dei geni procariotici, invece, la regione codificante è continua e priva di introni: trascrizione e traduzione sono più “dirette”. Per questo si dice che nei geni procariotici non sono presenti introni (fanno eccezione pochi casi particolari).
31. Sintesi di ormoni steroidei, produzione di particelle lipoproteiche, reazioni di disintossicazione sono caratteristiche del reticolo endoplasmatico ……
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Completamento mancante: LISCIO
Il reticolo endoplasmatico liscio (REL) è privo di ribosomi sulla superficie e svolge funzioni diverse da quelle del reticolo rugoso: è coinvolto nella sintesi di lipidi e ormoni steroidei, nella produzione di lipoproteine, nell’immagazzinamento di ioni calcio e in molte reazioni di detossificazione (per esempio nel fegato). Queste attività sono proprio quelle elencate nella domanda e caratterizzano il REL rispetto al reticolo endoplasmatico rugoso, specializzato invece nella sintesi di proteine destinate alla secrezione o alle membrane.
SYLLABUS 2025 – RIFERIMENTO DEI QUIZ
| Unità didattica 1. Le basi dell’organizzazione biologica e molecolare della vita (impegno didattico valutato in CFU= 0,75) Descrivere e interpretare: |
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| 1.1 L’albero della vita. Gli organismi e la teoria cellulare. Le proprietà fondamentali della materia vivente. La teoria dell’evoluzione di Darwin e il principio One Health. | |
| 1.2 I virus: Caratteristiche generali. L’acido nucleico, il capside e l’involucro membranoso. Le 6 classi di virus animali. Il ciclo litico e lisogenico di un virus batterico. Il ciclo di un virus animale. Il ciclo di un retrovirus. Modalità di entrata e di uscita di un virus da una cellula animale. Virus oncogeni a DNA e a RNA. | QUIZ 8 |
| 1.3 Cenni sulla cellula procariotica: la membrana plasmatica, la parete, la membrana esterna, la capsula, le fimbrie e i pili, i flagelli. I batteri Gram positivi e Gram negativi (la colorazione di Gram). Gli eubatteri e gli archeobatteri. Cenni sui meccanismi di trasferimento genico orizzontali. | QUIZ 7 |
| 1.4 La cellula eucariotica. Il sistema delle endomembrane. La generazione del nucleo, l’endosimbiosi per la generazione dei mitocondri. Dagli organismi unicellulari a quelli pluricellulari complessi. | QUIZ 28 |
| 1.5 Le basi chimiche della vita: gli atomi e le molecole di interesse biologico. Le molecole polari e non polari. Le proprietà dell’acqua. I legami chimici covalenti e non covalenti. I gruppi funzionali. | |
| 1.6 Struttura e funzione delle macromolecole biologiche: Gli zuccheri e i carboidrati. I lipidi. I nucleotidi e gli acidi nucleici. Il modello di Watson e Crick e la doppia elica del DNA. Gli RNA: struttura e funzioni. RNA codificanti e non codificanti. Gli amminoacidi, il legame peptidico e le proteine. Cenni sulla struttura delle proteine. Domini proteici e siti attivi. Le principali modificazioni post- traduzionali delle proteine, ad esempio la fosforilazione, l’acetilazione, la glicosilazione e l’aggiunta di lipidi. Cenni sugli enzimi ed il loro funzionamento. | QUIZ 11 QUIZ 19 QUIZ 22 |
| 1.7 Cenni di metabolismo: i concetti di anabolismo e catabolismo, le reazioni di condensazione e di idrolisi. | |
| Unità didattica 2. I meccanismi cellulari di trasmissione e controllo dell’informazione genetica e epigenetica (impegno didattico valutato in CFU=0,5) Descrivere e interpretare: |
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| 2.1 Il nucleo e il genoma delle cellule eucariotiche: I cromosomi lineari delle cellule eucariotiche. Il cariotipo nell’uomo. La diploidia e i cromosomi omologhi. Organizzazione minimale di un cromosoma eucariotico. Il DNA centromerico e telomerico. | QUIZ 5 QUIZ 6 |
| 2.2 La cromatina: I nucleosomi. L’impaccamento del DNA e le proteine istoniche. L’istone H1 e la fibra di 30 nm. L’eucromatina e l’eterocromatina, la metilazione del DNA. Il rimodellamento della cromatina. Le modificazioni post-traduzionali degli istoni e l’epigenetica (l’esempio dell’acetilazione). Le condensine e il ripiegamento della cromatina. | QUIZ 3 QUIZ 17 |
| 2.3 Il genoma umano: Cenni sull’organizzazione e caratteristiche delle sequenze che lo compongono. Sequenze singole, famiglie geniche (globine, RNA ribosomiali), sequenze ripetute, sequenze ripetute in tandem (minisatelliti, microsatelliti), sequenze ripetute intersperse (LINE, SINE e retrovirus endogeni). Gli elementi mobili del DNA. | QUIZ 21 |
| 2.4 La replicazione del DNA nei procarioti e negli eucarioti: Il meccanismo semiconservativo. Le origini di replicazione, la formazione del complesso d’inizio e la forcella replicativa. Lo srotolamento del DNA: le DNA elicasi e le topoisomerasi. La primasi e l’innesco della replicazione. Le DNA polimerasi e le attività di correzione degli errori. Il filamento continuo e discontinuo e i frammenti di Okazaki. La rimozione dell’RNA e la DNA ligasi. La funzione dei telomeri e delle telomerasi. I telomeri e la senescenza replicativa. | QUIZ 14 QUIZ 20 |
| Unità didattica 3. Il flusso dell’informazione (impegno didattico valutato in CFU=1,0) Descrivere e interpretare: |
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| 3.1 I geni: Il concetto di gene e l’anatomia del gene procariotico ed eucariotico. Geni policistronici e monocistronici. Promotori ed elementi regolativi in cis. | QUIZ 2 QUIZ 30 |
| 3.2 Cenni sulla trascrizione nei procarioti: Il modello dell’operone Lac. | |
| 3.3 Il controllo dell’espressione genica negli eucarioti: trascrizionale, post-trascrizionale, traduzionale e post-traduzionale. | |
| 3.4 La trascrizione negli eucarioti: Le tre RNA polimerasi (I, II, III). I fattori di trascrizione generali. La TATA box. Promotori prossimali e distali (enhancer e silencer). I fattori di trascrizione specifici: l’esempio dei recettori degli ormoni steroidei. Inizio, elongazione e terminazione della trascrizione negli eucarioti. | QUIZ 10 QUIZ 23 |
| 3.5 La maturazione degli RNA: Il capping, la poliadenilazione, lo splicing e lo splicing alternativo. Cenni sullo spliceosoma e gli snRNA. I ribozimi. Editing dell’RNA. La regolazione della stabilità del messaggero (Deadenilazione e decapucciamento, miRNA ed RNA interference). | QUIZ 11 |
| 3.6 La sintesi delle proteine: Il meccanismo della traduzione. Gli attori della traduzione, mRNA, rRNA e tRNA. La sintesi degli aminoacil-tRNA. I ribosomi. Sintesi e maturazione degli rRNA e dei tRNA. Il codice genetico, i codoni e gli anticodoni. La ridondanza, la degenerazione, la non ambiguità e l’universalità del codice genetico. I fattori di inizio, di elongazione e di terminazione nella traduzione. | QUIZ 4 QUIZ 7 QUIZ 29 |
| 3.7 La maturazione delle proteine: L’importanza del corretto ripiegamento delle proteine. Le proteine chaperon. Gli errori di ripiegamento delle proteine. Cenni sui prioni. | |
| 3.8 Regolazione dell’attività biologica delle proteine: La degradazione delle proteine. Degradazione proteasomica ubiquitina dipendente. Proteine simili all’ubiquitina. |
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| Unità didattica 4. I meccanismi cellulari di trasmissione e controllo dei caratteri selvatici e mutati (impegno didattico valutato in CFU= 0,75) Descrivere e interpretare: |
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| 4.1 Le variazioni del genoma: Sostituzione, inserzione o delezione di nucleotidi. Mutazioni geniche e cromosomiche. Il fenomeno dell’espansione di sequenze ripetute. Cenni sui principali meccanismi di riparazione del DNA nel |
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| 4.2 Gli alleli: Omozigosi, eterozigosi ed eterozigosi composta. Dominanza e recessività. Genotipo e fenotipo. Le leggi di Mendel. I caratteri singoli, la segregazione, l’assortimento indipendente. Dominanza incompleta e codominanza. Alleli multipli (poliallelia, sistema AB0 dei gruppi sanguigni). La pleiotropia. Epistasi (rapporti mendeliani atipici). Associazione completa e incompleta. Mappe fisiche e genetiche. Gli alberi genealogici. |
QUIZ 16 |
| 4.3 L’espressione genica modulata dall’ambiente: Il concetto di penetranza ed espressività, caratteri poligenici ed eredità quantitativa. Imprinting genomico. | |
| 4.4 Cromosomi umani e cariotipo: La tecnica del bandeggio. Cariotipo umano euploide. Alterazioni del cariotipo umano: variazioni del numero dei cromosomi (aneuploidia, poliploidia) e della struttura dei cromosomi (traslocazioni, inversioni, delezioni e inserzioni). L’esempio della trisomia del cromosoma 21. Ereditarietà autosomica (dominante e recessiva), ereditarietà associata al cromosoma X (dominante e recessiva), al cromosoma Y, ereditarietà mitocondriale. | |
| Unità didattica 5. Le strutture cellulari: biogenesi, morfologia e funzioni (impegno didattico valutato in CFU=1,5) Descrivere e interpretare: |
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| 5.1 Le membrane e i loro componenti. Il modello a mosaico fluido. L’importanza del glicocalice. Asimmetria di membrana. | QUIZ 9 |
| 5.2 Il trasporto attraverso la membrana plasmatica. Osmosi, diffusione, trasporto passivo. Le proteine canale e i trasportatori. Il trasporto attivo. L’esempio dei trasportatori ABC e della pompa Na/K. Il potenziale di membrana. Il potenziale d’azione. | QUIZ 9 |
| 5.3 Lo smistamento delle proteine: I diversi compartimenti cellulari e le loro relazioni topologiche. I segnali di indirizzamento ai compartimenti. Trasporto regolato attraverso i pori nucleari, tramite traslocatori o tramite vescicole. | |
| 5.4 Il nucleo: L’involucro nucleare. Il nucleolo. I pori nucleari. Le nucleoporine. Il trasporto nucleare. I segnali di localizzazione nucleare e di esportazione nucleare. Il ruolo delle importine, delle esportine, della proteina Ran e di RanGEF e RanGAP. Regolazione dell’importazione nucleare (esempi: recettore degli ormoni steroidei, NfkB, SREBP1). Trasporto degli RNA dal nucleo al citosol. |
QUIZ 4 QUIZ 18 |
| 5.5 I mitocondri: struttura e funzioni. Il genoma mitocondriale e le modalità del flusso dell’informazione nei mitocondri. Cenni di energetica: la respirazione cellulare (dalla glicolisi alla catena di trasporto degli elettroni fino alla sintesi di ATP), le molecole che vi partecipano, il bilancio energetico del processo. Il network mitocondriale e le sue dinamiche: fusione, fissione e le proteine regolatorie. Il trasporto ai mitocondri: il segnale di indirizzamento alla matrice mitocondriale, i traslocatori TOM, TIM, SAM e OXA. Il ruolo dell’energia nell’importazione delle proteine alla matrice mitocondriale. L’importazione di proteine alla membrana mitocondriale esterna, alla membrana mitocondriale interna e allo spazio intermembrana. | |
| 5.6 I perossisomi: struttura e funzioni. Il trasporto ai perossisomi: i segnali e i loro recettori. Le peculiarità del trasporto ai perossisomi. Le perossine e la biogenesi dei perossisomi. L’azione detossificante dei perossisomi. Patologie legate ai perossisomi (sindrome di Zellweger). | |
| 5.7 La via secretoria: il reticolo endoplasmatico liscio e ruvido, il cis-Golgi network, l’apparato di Golgi e il trans-Golgi network. Il trasporto al reticolo endoplasmatico: la sequenza di indirizzamento, SRP ed il suo recettore, il traslocone, la peptidasi del segnale. Le modificazioni delle proteine neosintetizzate nel reticolo endoplasmatico. La glicosilazione ed il suo ruolo nel ripiegamento delle proteine tramite calnexina e calreticulina. Il controllo di qualità del reticolo endoplasmatico (esempi: calnexina e immunoglobuline). Ruolo delle proteine chaperon durante la traduzione ed il trasporto agli organelli. Le risposte UPR e l’attivazione del sistema ERAD. L’esempio della fibrosi cistica. Secrezione costitutiva e secrezione regolata. |
QUIZ 31 |
| 5.8 Il traffico vescicolare: Formazione delle vescicole. Le proteine di rivestimento ed i loro ruoli. L’attracco, l’ormeggio e la fusione di vescicole ai compartimenti bersaglio. Ruolo di NSF, SNAPs, SNARE e RAB. Il ruolo dei fosfoinositidi. | QUIZ 28 |
| 5.9 L’endocitosi: Endocitosi in fase fluida e mediata da recettori. Endocitosi della transferrina, delle LDL e dell’EGF: differenze e peculiarità. Endosomi precoci di smistamento e di riciclo, endosomi tardivi, corpi multivescicolari e lisosomi. Il trasporto ai lisosomi e il mannosio-6-fosfato. Disfunzioni lisosomali e malattie di accumulo. L’endocitosi nelle cellule polarizzate. La transcitosi (esempio delle immunoglobuline). La fagocitosi e le sue funzioni. | QUIZ 1 QUIZ 13 |
| 5.10 L’autofagia: macroautofagia, microautofagia e autofagia mediata da chaperon molecolari. | QUIZ 1 |
| 5.11 L’esempio della mitofagia. Conseguenze delle alterazioni della via autofagica. | |
| 5.12 Il citoscheletro. I microtubuli: Struttura e funzione dei microtubuli. Formazione, allungamento e accorciamento dei microtubuli. Il ruolo del GTP nella stabilità dei microtubuli. Il centrosoma e il complesso yTuRC. Proteine MAP motrici e non motrici. Le dineine e le chinesine. Esempi di alterazioni nelle dineine citoplasmatiche. Le ciglia e i flagelli. |
QUIZ 8 |
| 5.13 I microfilamenti: Struttura e funzioni dei microfilamenti di actina. Il processo di polimerizzazione dell’actina: il ruolo dell’ATP e il complesso Arp2/3. Le proteine accessorie dell’actina. Le proteine di collegamento: l’esempio della distrofina. Le miosine. Il sarcomero. Regolazione del citoscheletro di actina tramite proteine della famiglia Rho (Rho, Rac e CDC42). La migrazione cellulare, l’esempio della polarizzazione e chemiotassi dei neutrofili. | |
| 5.14 I filamenti intermedi: Polimerizzazione, struttura e funzioni. Le cheratine e la lamina nucleare. I legami tra diversi elementi del citoscheletro. Le connessioni tra nucleoscheletro e citoscheletro. | QUIZ 22 QUIZ 26 |
| Unità didattica 6. La cellula e l’ambiente, la segnalazione cellulare e la trasduzione del segnale (impegno didattico valutato in CFU= 0,75) Descrivere e interpretare: |
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| 6.1 La matrice extracellulare: struttura e funzioni. Degradazione della matrice extracellulare. Ancoraggio alla matrice tramite le integrine. La meccanotrasduzione e le connessioni con il citoscheletro. L’esempio della fibronectina. | QUIZ 12 QUIZ 25 |
| 6.2 La comunicazione tra cellule: Il riconoscimento tra cellule e la formazione dei tessuti (caderine e CAM). I diversi tipi di giunzioni cellulari: giunzioni occludenti, giunzioni aderenti, desmosomi ed emidesmosomi, giunzioni comunicanti. | |
| 6.3 La segnalazione cellulare da contatto, autocrina, paracrina, endocrina e sinaptica. La trasduzione del segnale: elementi costitutivi e cascate regolative. I recettori di superficie e i recettori intracellulari. L’esempio dell’ossido nitrico e gli ormoni lipidici. I recettori accoppiati a canali ionici. | QUIZ 10 |
| 6.4 I recettori accoppiati a proteine G. Le proteine G monomeriche e trimeriche nella trasduzione del segnale. Le proteine regolatorie: GEF e GAP. Secondi messaggeri e amplificazione del segnale. Desensitizzazione recettoriale, l’esempio della visione. | QUIZ 27 |
| 6.5 I recettori dotati di attività enzimatica: i recettori tirosin-chinasici, la via Ras-MAP chinasi. Gli oncogeni e la trasduzione del segnale. Segnalazione del recettore per l’insulina e del recettore per l’EGF. La segnalazione dei fosfoinositidi. | |
| Unità didattica 7. Il controllo della proliferazione e della sopravvivenza cellulare (impegno didattico valutato in CFU=0,75) Descrivere e interpretare: |
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| 7.1 Il ciclo cellulare: Le fasi e i punti di controllo. Le cicline e le chinasi dipendenti da ciclina e la loro modulazione. Le fasi della mitosi. L’ingresso in mitosi. La condensazione dei cromosomi. | QUIZ 3 QUIZ 5 |
| 7.2 La formazione del fuso mitotico: i microtubuli astrali, del cinetocore e interpolari. I meccanoenzimi della mitosi, il disassemblaggio della lamina nucleare e la dinamica degli organelli intracellulari. Il complesso NDC80. Il movimento dei cromosomi e del fuso mitotico. | |
| 7.3 Il completamento della mitosi: Il complesso APC/C o ciclosoma. La degradazione delle cicline e della securina. La separazione dei cromatidi fratelli. La citodieresi. La mitosi asimmetrica. | |
| 7.4 L’entrata in fase S: il ruolo dei fattori di crescita. La ciclina D-Cdk4/6. Fosforilazione di Rb e attivazione di E2F. Rb nel retinoblastoma. Gli inibitori del complesso ciclina-CDK. Il danno al DNA e l’attivazione di p53 per l’induzione del riparo o dell’apoptosi. Proto-oncogeni, oncogeni e geni oncosoppressori. | |
| 7.5 Cenni sulle cellule germinali. Meccanismo molecolare della meiosi e sue conseguenze genetiche. Il crossing over. Le differenze tra mitosi e meiosi. Cause di aneuploidia. La meiosi nella gametogenesi umana maschile e femminile. Il concetto della cellula staminale. | QUIZ 15 |
| 7.6 La morte cellulare: necrosi e apoptosi. La via apoptotica intrinseca ed estrinseca. Le caspasi iniziatrici ed esecutrici. La MOMP, il citocromo C e l’apoptosoma. Le proteine pro- e anti- apoptotiche (la famiglia di BCL2). I recettori di morte e le vie di segnalazione. | QUIZ 24 |



